In viaggio con la bici. Note di viaggio per cicliste dilettanti

In viaggio con la bici

In viaggio con la bici. Note di viaggio per cicliste dilettanti

A novembre 2020, in quel secondo lockdown mascherato da zona rossa, ho comprato una bicicletta usata su Facebook Marketplace. È una Cinelli vintage, un rampichino degli anni ’90 (ma con un cambio e un manubrio nuovo e qualche altra miglioria), e ha un nome bellissimo: Argento Vivo. Mi sembrava di buon auspicio: meno di 2 anni dopo, eccomi in viaggio con la bici a sfogare l’argento vivo che ho accumulato durante la pandemia.

Sono fondamentalmente una ciclista urbana, e ho già raccontato qui le mie scorribande in bicicletta a Londra e Copenhagen. Ma nell’ultimo anno ho preso a uscire costantemente con la bici nei dintorni di Milano: ho la fortuna di vivere in un posto che si presta benissimo a brevi, medie e lunghe escursioni. Così ho accumulato km nelle gambe, weekend dopo weekend, e la confidenza necessaria per intraprendere un percorso un po’ più lungo, diviso in più giorni.

Ho scelto di arrivare a Bassano del Grappa, dove avremmo passato qualche giorno insieme alla mia famiglia, partendo da Peschiera (le temperature torride di questa estate non mi sembravano adatte ad affrontare la pianura da Milano) e costeggiando il Lago di Garda, prima, e l’Adige, poi.

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Ecco come è andata – ho anche raccolto le stories di Instagram qui – e qualche consiglio, con una premessa: non sono una ciclista professionista, e penso che nei propri hobby ci si possa permettere anche di essere mediocri. È il mio primo viaggio di questo tipo, ma se posso essere utile a qualcunǝ che ha bisogno di una piccola spinta per buttarsi… eccomi qua.

in viaggio con la bici

Viaggiare in bici: l’attrezzatura

Della bicicletta ho già parlato, e non sono (ancora) una super nerd in questo settore. Ho una bici robusta, sicuramente non leggerissima data l’età, ma adatta a percorsi misti (sterrato e asfalto), il che nel cicloturismo a mio parere è fondamentale. Con le bici da corsa, infatti, affrontare le cosiddette “strade bianche” (ghiaino e sterrato) può essere a rischio di foratura. E questo tipo di strade nei percorsi ciclabili è piuttosto comune.

Per affrontare il viaggio in bici ho prestato particolare cura alla preparazione del bagaglio. Ecco la lista di quello che ho portato:

  • Borraccia
  • Occhiali da sole
  • Occhiali da vista
  • Mascherina FFP2 per il treno e il traghetto
  • Contanti e bancomat
  • Patente di guida
  • Caricabatterie del telefono e powerbank
  • Camera d’aria e kit foratura (che per fortuna non ho dovuto usare, ma avevo già salvati i video per cercare di farlo al meglio)
  • Set di brugole
  • Gilet catarifrangente per eventuali passaggi in galleria
  • Casco
  • Cappellino da ciclista (il mio è di Decathlon)
  • Guanti da bici
  • 3 pantaloncini con fondello imbottito: questi sono INDISPENSABILI sempre, quando pedalate per più di un’ora! Si indossano senza mutande, se ve lo state chiedendo. I miei sono di Decathlon.
  • 3 magliette traspiranti: ne ho una proprio da bici, con la zip, che è molto comoda per le tasche che ha sul dorso. E altre due, a marchio Nike, che non sono da bici ma sono ottime quando si suda tanto
  • 2 reggiseni sportivi: anche se, come me, non siete maggiorate, consiglio sempre di usare un sostegno adatto alle sollecitazioni. Prevenire è meglio che curare. Io ne ho due che uso per tutti gli sport, a marchio La Sportiva, ma se ne trovano di molti tipi e marchi.
  • 1 maglietta di cotone per dormire
  • 1 vestito “civile” per quando si finisce di pedalare 🙂
  • costume da bagno (col senno di poi non mi è servito perché non ho fatto bagni)
  • 1 telo in microfibra per la doccia
  • ciabatte per la doccia
  • k-way
  • spazzolino e dentifricio mini
  • burro di Karitè per le irritazioni da sfregamento: col senno di poi non si è rivelata la scelta giusta, dal momento che dopo poco si assorbiva o comunque veniva via dalla pelle. Mi hanno consigliato la classica vaselina e labocaina gel. Credo comunque che la cosa migliore per me sia utilizzare dei pantaloncini più lunghi, sopra il ginocchio, con buona pace dell’abbronzatura!
  • crema solare 50+ (viso e corpo)
  • libro

Per contenere il necessario, ho scelto una borsa da attaccare al manubrio (questa di Topeak, link affiliato): volevo evitare come la peste l’uso di uno zaino, per non affaticare la schiena e traspirare al meglio, e si è rivelata la scelta migliore. È costituita da un supporto che si monta sul manubrio, semplicissimo da fissare, e da un sacco da 8 litri, impermeabile, che si chiude tipo “burrito”. Inoltre, avevo anche un porta borraccia in tessuto termico (link affiliato) da fissare al manubrio o al telaio. La mia è una borraccia termica che uso anche nel quotidiano, la Clima di 24 Bottles (link affiliato).

Per finire, ho tenuto soldi, chiavi della bici, documenti e cavetti del caricabatterie in un piccolo marsupio da corsa legato in vita, in modo da averli sempre con me.

Torbole sul Garda

In viaggio con la bici: l’itinerario

Pianificare il percorso è già metà del viaggio. In questo caso, non si tratta (solo) della mia conclamata ansia da control freak, ma di un modo per viaggiare in sicurezza: non tutte le strade possono essere percorse in bici senza correre il rischio di finire in mezzo alle macchine, e io di questa cosa ho paura.

Trovare le migliori strade per viaggiare in bici, però, non è sempre facilissimo a meno che non ci siano delle vere e proprie ciclovie: io uso l’app Komoot sulla quale posso progettare gli itinerari anche a partire da quelli degli altri utenti. Tuttavia anche l’app va “indirizzata”, è il caso di dirlo, sulla strada giusta

(Piccolo e contenuto rant per dire che, nonostante l’enorme potenziale cicloturistico del nostro paese, siamo ancora molto molto indietro. Fatta eccezione per il Trentino, ci arrivo tra un attimo). Per come funziona il turismo in Italia, in cui ogni territorio fa per sé, le informazioni sono inevitabilmente frammentate e bisogna armarsi di pazienza e di Google per capire quale percorso seguire. Ad esempio, sul web (anche nei siti ufficiali delle APT e degli uffici del turismo delle varie località) si legge di una fantomatica pista ciclabile intorno al Garda che, semplicemente, non esiste ancora. Il progetto doveva essere completato nel 2019, ma al momento esistono solo dei frammenti scollegati fra loro. Fa eccezione la provincia autonoma di Trento, sul cui sito ci sono molte indicazioni ben organizzate: e questo si riflette nella presenza e nella qualità delle sue piste ciclabili.

Andando con ordine, ecco il percorso che ho fatto e alcune note su ciascuna tappa:

  1. Peschiera – Malcesine – Riva del Garda (qui la traccia su Komoot): sono arrivata in treno con il regionale di Trenord delle 6.25 da Milano Centrale (controllate sempre dal sito, cliccando sulle info della corsa del treno, che sia abilitato al trasporto biciclette, e comprate sempre dal sito il supplemento bici giornaliero da €3,50). Dalla stazione di Peschiera mi sono diretta verso il lungolago, che al mattino presto è spettacolare e ricco di animali e uccelli graziosi. L’acqua è limpida in tutto il lago e può valer la pena tuffarsi!
    Qualche considerazione sul percorso: questa è stata la parte più difficile. I diversi comuni della costa orientale del lago hanno piste ciclabili, ma non collegate fra loro. Questo vuol dire che quando si interrompono bisogna spostarsi sulla Statale Gardesana, molto trafficata e quasi del tutto sprovvista di corsia ciclabile, tranne in pochi casi. Massima prudenza obbligatoria. Inoltre, la zona centrale e il lungo lago dei graziosi paesini che punteggiano la costa è sempre interdetto alle bici: bisogna scendere e spingerla a mano, una seccatura. È per questo motivo, unito al fatto che dopo Torri del Benaco le auto formavano un’unica, lunghissima (e pericolosa) fila, che ho deciso di fermarmi a Malcesine e da lì proseguire in traghetto fino a Riva del Garda. È stata un’ottima scelta anche perché vedere il la costa dal traghetto è una prospettiva bellissima (qui gli orari dei traghetti: costo del biglietto adulto + bici €14,00). Scesa a Riva, ho proseguito fino a Torbole per pranzare e sono tornata indietro per la doccia e per cambiarmi per la serata.
  2. Riva del Garda – Trento (traccia su Komoot): al mattino presto sono tornata a Torbole per affrontare la parte più impegnativa di tutto il viaggio, cioè la salita fino a Nago. Con una bici come la mia, e con un allenamento come il mio, è stata tosta. La prima parte ha una pendenza notevole, poi diventa più dolce ma per me è stato un km e mezzo di sofferenza. Ho spinto, per diversi tratti. La fatica viene ripagata con una vista magnifica sul lago e con una discesa piacevolissima tra vigneti e boschi, fino ad arrivare a Rovereto e alla ciclovia dell’Adige: un altro mondo, dal punto di vista delle ciclabili. Ampie, curate, con indicazioni perfette sia nella segnaletica orizzontale che nei cartelli, finalmente. Pedalare fino a Trento è stato piacevole e facile, ci voleva.
  3. Pergine Valsugana – Bassano del Grappa (traccia su Komoot): da Trento ho preso il treno fino a Pergine (anche qui, ricordatevi di fare il supplemento bici da €2,00. Dal sito non è facilissimo, quindi per non impazzire, dopo aver perso una mezz’ora a navigare invano, sono andata in stazione. Me lo hanno fatto sbagliato. La buona notizia è che lo potete pagare anche direttamente al capotreno). Da Pergine ho iniziato la ciclovia del Brenta, che in 90 km vi porta fino a Bassano. Occhio però, perché la ciclabile vera e propria – bellissima, fra meleti e campi di mais – arriva fino a Tezze Valsugana (ultimo avamposto della provincia di Trento, guarda caso). Da lì si prosegue su strade secondarie che nel mio caso, essendo il giorno di ferragosto, erano quasi deserte. Negli altri giorni ne dubito, quindi fate attenzione! Il paesaggio è comunque ameno, lungo e attraverso il fiume (anche questo balneabile in molti punti). Ovviamente mi sono persa proprio all’arrivo, con il telefono scarico e le indicazioni oramai inesistenti. Ma sono qui a raccontarvelo 🙂

Consigli spassionati per viaggiatrici indipendenti

Una delle domande che mi hanno fatto più spesso, offline e online, è stata: “ma vai da sola?!”. Sì, sono andata da sola: perché a me, che sono un’introversa, stare da sola piace. Pedalare con i miei pensieri, o con un podcast nelle orecchie se la strada lo consente, è una delle gioie che ho scoperto negli ultimi anni. Insieme alla consapevolezza che quella gioia me la posso concedere. Impariamo a dire meno “beata te”, e a chiederci di più cosa vogliamo fare e come fare per poterlo realizzare, consapevoli del privilegio che abbiamo: possiamo scegliere, desiderare, fare. Non è scontato.

Sul fronte sicurezza, credo che ognuna debba fare i conti con la propria percezione, con i propri limiti e con quello che la fa stare bene. Sinceramente, essere in una delle zone più antropizzate del continente, in piena stagione turistica, parlando la mia lingua, con un cellulare per le emergenze mi fa sentire abbastanza tranquilla. Se sono in difficoltà, chiedo aiuto: ai passanti, agli altri ciclisti, a qualcuno per telefono, al 112. Essere donne è difficile sempre, non solo in viaggio: e se anche viaggiare in bici da sola può essere uno schiaffo al patriarcato, glielo dò volentieri.

Per il resto, solo buon senso. E su questo non credo che dobbiate chiedere a me 🙂

Dove mangiare lungo il percorso

Infine, ecco qualche consiglio senza troppe pretese gourmet: in bici abbandono qualsiasi velleità gastrofighetta perché, come dice il Poeta, “più che l’amor potè il digiuno”. Ma tra il ristorante stellato e la barretta energetica ci sono tante sfumature: street food, panifici e, almeno in Trentino, meravigliosi bicigrill. Piccola parentesi su questa civilissima istituzione che assiste la ciclista nei suoi momenti più complicati, come il bisogno di mangiare e di andare in bagno: scordatevi le catene da autostrada, qui ogni bicigrill ha la sua personalità, un bel panorama, una ciclo officina e – se non siete orse come me – qualcuno con cui fare due chiacchiere.

Ecco gli indirizzi di questo viaggio:

  • Caffè Alpi Bistrot a Torbole sul Garda: se non me lo avessero consigliato, non gli avrei sinceramente dato due lire. È un locale spazioso… in una pompa di benzina, ma non fermatevi alle apparenze perché i panini e i piatti della tavola calda sono ottimi. E, soprattutto, ha una scelta vegetariana e vegana molto ampia. Io per esempio ho preso un ottimo Club Sandwich completamente vegetale.
  • Bicigrill di Rovereto: una struttura bella e moderna, con tantissimi coperti, proprio sulla ciclabile dell’Adige. Qui ho fatto la mia seconda colazione con uno strudel da campionato.
  • Bicigrill di Tezze Valsugana: piccolo bicigrill sulla ciclabile del Brenta. Scelta molto limitata se non mangiate carne, ma l’ambiente è carino e familiare.

Buoni viaggi in bici!

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